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2° Classificato

IL TENENTE MACRI'


Tenente Giuseppe Macrì

Per capire chi è Giuseppe Macrì, che cosa ha fatto nella sua vita e che cosa ha fatto per Sant’Arpino io per la mia età e quindi per mia poca cultura mi sono dovuta documentare, leggere documenti ufficiali, memorie denunce e anche lapide della donazione affissa all’ingresso del palazzo ducale di Sant’Arpino scritta da Giuseppe Macrì, fatto questo proverò a spiegare con mie parole:
Giuseppe Macrì, nato a Messina l’otto luglio del 1843 è morto a Sant’Arpino nel 1932, lasciò in eredità al comune di Sant’Arpino immobili e rendite, fra gli obblighi scritti nel testamento quello più noto, è a mio parere, quello di fare beneficenza ai poveri ogni due novembre.
Macrì appena diciottenne si arruolò nelle milizie volontarie delle camice rosse, seguì Garibaldi nella famosa spedizione dove raggiunse il grado di sergente. Dopo l’unificazione dell’Italia, sciolte le milizie si arruolò nei granatieri dell’Esercito Regio Italiano dove si congedò con il grado di Tenente. Una volta congedato ormai sessantenne, commerciante si trasferì a Sant’Arpino, probabilmente aveva conosciuto l’area Atellana a seguito del Generale, dove acquistò il maestoso palazzo ducale di Sant’Arpino e lo fece restaurare.
Del Palazzo Ducale è doveroso dare un cenno storico:
costruito tra il 1574 ed il 1592 da Don Alonzo Sanchez De Luna, all’epoca Marchese di Grottola e tesoriere del Regno di Napoli nel luogo fino al 1590 esisteva la vecchia e cadente chiesa costruita da Sant’Elpidio, residenza ininterrotta di questa famiglia e dei Caracciolo di S. Teodoro che ne furono eredi feudali fino al 1836. Poi con la fine del feudalesimo nei primi decenni del 1800 fu abbandonato a se stesso e ovviamente ad un forte degrado leggende popolari, superstizioni, di fantasmi, incubi e apparizioni; chiaramente di tutto questo ne avevano parlato al Tenente Macrì, che invece di respingere l’idea di acquistarlo, venne attratto e quindi come già detto lo acquistò e lo fece restaurare. Insediatosi nel palazzo da uomo di cultura, quale si considerava, ma anche da commerciante che era diventato; non apriva mai il portone principale ma ai poveri bisognosi del paese che bussavano, spesso anche di notte, alla porta secondaria nel vicolo non mancava mai di donare qualcosa in una forma di vera carità cristiana.
Una cosa che mi ha colpito molto e ritengo di grandissimo fascino, è la storia e la tradizione dell’edicola votiva che raffigura ai lati del palazzo Ducale, Messina e Sant’Arpino unite nel nome della Madonna della Lettera, protettrice di Messina; infatti il Tenente Macrì sebbene garibaldino e socialista non volle far mancare la protezione della Vergine della sua città natia anche a Sant’Arpino e pertanto nell’acquistare il Palazzo Ducale fece edificare la cappellina votiva nell’attuale via Piave.
Ancora importanti sono stati per me i principi di “Libertà, Uguaglianza e Fratellanza”, che rappresentavano la bandiera che la Massoneria aveva prestato alla rivoluzione francese e la stessa che Giuseppe Macrì adottò.
Inoltre, ricordiamo “Donna Filomena del Tenente” (più semplicemente Donna Filomena); donna dagli occhi neri penetranti, sfrontata e sicura, voce calda ed un’espressione ammaliante e che al nostro Macrì gli faceva da “governante-segretaria” e, che di questa si ricordano poche testimonianze.
Come ho già detto, per conoscere la storia di Giuseppe Macrì, mi sono dovuta documentare, e solo alla fine ho capito che sono stati cenni storici davvero interessanti, soprattutto perché il tenente Macrì è sempre stato un uomo ottimista e coraggioso.
E’ stato anche divertente fare tanti “flash-back” che chiarivano storie di determinate testimonianze (come la Madonna della Lettera), che risale all’evangelizzazione di S. Paolo in Messina); è stato come fare un viaggio all’indietro e capire le avventure del nostro tenente Giuseppe Macrì, che ovviamente ha portato tanti vantaggi al nostro paese, Sant’Arpino.
Quindi, grazie Tenente che ci avete fatto capire, tramite delle testimonianze, la storia del Palazzo Ducale, e dandoci un flash della storia del nostro paese.

Rita Costanzo
Classe: II Sezione: C
Scuola: Ist. Comprensivo Vincenzo Rocco
Sant’Arpino


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