PROLOCO SANT'ARPINO

Cerca nel sito

Vai ai contenuti

Menu principale:


III Rassegna Letteraria "Sulle orme del Cantor d'Enea"

RASSEGNA LETTERARIA

Programma III Rassegna Letteraria "Sulle orme del Cantor d'Enea"

Per informazioni:

Pro Loco Sant'Arpino
Via Marconi, 7 - 81030 Sant'Arpino (CE)

e-mail: proloco_sant_arpino@alice.it
web: www.prolocosantarpino.it

"Come te... nessuno al mondo"
di Marilena Brassotti Ziello
Booksprint edizioni

Sabato 25 febbraio 2012 ore 18:00
Sala Convegni Palazzo Ducale "Sanchez De Luna d'Aragona"

Cenni Biografici dell’autrice:

“Parlare di me non è facile, preferisco che siano le persone a leggermi, proprio come un libro. Sono nata nel 1992 a Napoli, vivo a Sant’Arpino, un piccolo paese in provincia di Caserta. Sin da bambina ho iniziato a scrivere per un forte e sincero bisogno di comunicazione, imprigionare nella scrittura emozioni, sensazioni, che siano realtà o fantasia non importa, mi emoziona da sé il semplice fatto di impugnare una penna o scivolare con le dita la tastiera del mio computer.Amo passare il mio tempo con gli affetti più cari, la famiglia e gli amici della mia giovane età Amo leggere, amo la musica Amo le risate e i momenti in allegria, amo le sfide. Nascondo un lato tenace e ambizioso. Se dovessi paragonarmi a qualcosa?, mi paragonerei ad un mattino fresco di primavera. Ecco forse ho detto davvero tutto di me….credo.”sò fondamentalmente perchè scrivo, ne ho solo bisogno...qualcosa che mi palpita da dentro, devo poter danzare con le mie dita sulla tastiera del mio computer, o su di un foglio bianco. E le parole devono profumare di sensazioni ed emozioni, devono raccontare, devono parlare al cuore e alla mente....perchè se c'è una cosa che m'interessa e poter immaginare il viso di un lettore che scivola tra le mie righe, quel viso che ne coglie l'essenza e le vive in prima persona.

presentazione del libro:

Cecilia è una giovane ragazza solare e allegra, ma che nasconde a tutti una ferita ancora aperta, una ferita non per chi l’abbia lasciata, ma per il senso che non riesce a dargli, per qualcosa che era solo una bugia. Ha appena finito il suo quarto anno alle superiori, inizia la sua magica estate, solo che lei non lo avrebbe mai immaginato. Cosa? Bhè che le cose belle accadono quando meno te lo aspetti. Che infondo non potrà resistergli, nessuno può farlo, e questo lo scopriranno anche le sue migliori amiche Alice e Gioia. Impareranno insieme a lasciarsi andare alla loro giovane età, ad essere coraggiose ed inseguire i propri sogni anche a costo di farsi male. Di cosa parliamo?, semplice, di qualcosa a cui nessuno riesce a resistergli quando arriva. L’amore. L’amore pazzo, scatenato, possessivo di Gioia. L’amore folle, amore di paure, amore di lacrime e sorrisi di Alice. L’amore nuovo, amore che batte forte nel petto, un amore per lei, Cecilia . Semplicemente amore. Ma avranno tutte un lieto fine?. Il tutto racchiuso nei momenti più belli di giovani ragazze, incorniciato da giornate passate con gli amici veri, notti di musica e pomeriggi di chiacchiere e succhi di frutta, di giri in vespa. Di storie leggere e genuine come la bellezza che i ragazzi hanno negl’occhi a quest’età.

All'apparir del vero.
Il mistero della conversione e della morte di Giacomo Leopardi

di Marcello D'Orta
edizioni Piemme

domenica 18 marzo 2012 ore 10:30
Sala Convegni Palazzo Ducale "Sanchez De Luna d'Aragona"

Ci sono tanti enigmi che circondano la morte di Leopardi: il mistero della conversione al cristianesimo negli ultimi giorni della malattia, le vere cause del decesso, il giallo delle esequie e della tomba. II poeta morì a 39 anni, in un periodo in cui il colera stava devastando la città di Napoli. II referto medico parlò in realtà di pericardite acuta. Grazie ad Antonio Ranieri, che fece interessare della questione il ministro di Polizia, le sue spoglie - questa la versione ufficiale - non furono gettate in una fossa comune, come le severe norme igieniche richiedevano, ma inumate nell'atrio della chiesa di San Vitale, sulla via di Pozzuoli, vicino a Fuorigrotta. Nel 1939 la tomba, spostata al Parco Virgiiano di Piedigrotta, fu dichiarata monumento nazionale. La versione accreditata, tuttavia, presenta molte falle e incongruenze. In quest'avvincente ricerca sul campo, Marcello D'Orta confuta dati e documenti e apre una nuova affascinante prospettiva.
Marcello D'Orta nato a Napoli il 25 gennaio 1953, è un docente e scrittore italiano. Maestro di scuola elementare, è l'autore del bestseller Io speriamo che me la cavo; un libro cult, quasi due milioni di copie vendute, che raccoglieva sessanta temi scritti dai ragazzi di una scuola elementare della città di Arzano, in provincia di Napoli. Dal libro è stato tratto l'omonimo film del 1992 diretto da Lina Wertmüller. Nel 2007, l'opera diventa una commedia musicale.Marcello D'Orta ha scritto vari altri libri. L'ultimo è Aboliamo la scuola. Le sue opere sono state tradotte in molti paesi del mondo.

Alla ricerca della felicità
Conversione e cambiamento in tempo di crisi

di Mons. Gennaro Matino
San Paolo edizioni

sabato 31 marzo 2012 ore 10:30
Cappella SS Sacramento Piazza Umberto I

In questo volume Gennaro Matino affronta il tema della conversione interpretata alla luce del momento storico che viviamo. Un cambiamento che è richiesto non solo ai credenti, ma a tutti gli uomini di buona volontà, se si vuole far fronte veramente alla crisi del nostro tempo. "Lo sciocco cerca la felicità lontano, il saggio la fa crescere ai suoi piedi": se la felicità è sotto i nostri stessi occhi, l'orizzonte irraggiungibile si avvicina e nel nostro cuore, nella nostra mente, l'infinito diventa catturabile e la sola possibilità, come una sola goccia di bene, può dare sollievo quanto un oceano di probabilità.
L’autore Gennaro Matino (1956), Moderatore della Curia arcivescovile di Napoli, è docente di Teologia pastorale. Insegna Storia del cristianesimo presso l’Università Suor Orsola Benincasa. Editoria lista di Avvenire e de Il Mattino, ha curato Speciale domenica: il Vangelo della speranza su Famiglia cristiana pubblicando poi il volume Seguimi! (2011). Tra le altre sue pubblicazioni ricordiamo: La tenerezza di un Dio diverso (20043); Nostalgia di cielo (2003);Raccontami di Lui. Una sera sulla spiaggia di Mumbai (20072); Il Pastore della meraviglia(20073); L’ultimo dei Magi (2008); Buon Natale Gentilezza (2009); La culla vuota. Lettera a Gesù(2010). Con Erri De Luca, Mestieri all’aria aperta(2004); Sottosopra (20072); Almeno 5 (2008).Con Angelo per un giorno (Feltrinelli) ha vinto il Premio “Elsa Morante” ragazzi 2007.

"Il cielo stellato sopra di me"
di Olimpia Ammendola
edizioni Graus

sabato 28 aprile 2012 ore 10:00
Istituto Mondo Libero

Non indugi il giovane a filosofare e non desista l’anziano dal farlo. Non si è mai né troppo giovani né troppo vecchi per il benessere dell’anima.
Con il Platone dell’epistola a Meneceo si apre Il cielo stellato sopra di me di Olimpia Ammendola (ed. Graus, 2010). Nella convinzione che la filosofia sia una forma raffinata (ancorché faticosa) di felicità, adatta agli adulti quanto ai bambini. Ed è a questi che l’autrice rivolge la sua opera,in un’epoca che ha ampiamente garantito il benessere materiale ai bambini, lasciando sullo sfondo il problema della loro felicità.
Pur sottolineando doverosamente che quest’epoca ha garantito il benessere materiale di alcuni bambini (a dispetto dei tantissimi chela malnutrizione e muoiono ogni giorno per malattie curabili), è vero che la felicità è messo in ombra dalla preminenza accordata all’accumulo di beni (e ciò per la verità anche gli adulti, il cui stress aumenta maggiormente proprio nelle società più opulente). Sulla linea della pedagogia bruneriana, per la quale non esiste una natura del bambino predeterminata e quindi nessuna proposta culturale è precoce (in generale), l’autrice presenta un libro dalle tinte vivaci e dalle figure aggraziate, in cui ogni capitolo è dedicato a un autore o a una corrente (fanno eccezione quelli dedicati all’archè, alla domanda “che cos’è la filosofia?” al Rinascimento e al Novecento): da Esiodo ai sofisti, da Socrate a Epicuro, da Gesù a Marx, Nietzsche e Freud (i “tre maestri del sospetto”) fino a Karl Popper. Ma il testo non si presenta come un compendio di storia della filosofia per bambini, bensì come un invito rivolto al bambino a riflettere su se stesso, sul mondo circostante, sulla propria esperienza. Il primo capitolo, ad esempio, si apre così:
Filosofia è una parola che sicuramente non conosci. Anziché darti la definizione bella e pronta prova tu a ricostruirne il significato. Quale di questi eventi ti suscita meraviglia? Un fiore che sboccia; una tempesta; il cielo stellato; un tramonto; una eclissi solare; un bambino che nasce.
Altrove si invita il bambino a disegnare delle vignette sul tema della storia di Talete che diventa ricco; più avanti ancora si chiede al bambino se a suo avviso il rimorso di Agostino sia giusto e eccessivo.C’è posto per le prove dell’esistenza di Dio, per l’asino di Buridano, per il Giornale di bordo di Cristoforo Colombo alla scoperta dell’America, per la differenza tra la magia e la scienza. Il libro è pensato per ragazzi d’età compresa tra gli 8 e i 12 anni. Corredato da un DVD multimediale che presenta i contenuti del libro in forma interattiva.

Benvenuti in casa Esposito.
Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista

di Pino Imperatore
Giunti editore

domenica 13 maggio 2012 ore 10:30
Sala Convegni Palazzo Ducale "Sanchez De Luna d'Aragona"

Pino Imperatore è nato a Milano nel 1961 da genitori emigranti napoletani. Vive attualmente ad Aversa, in provincia di Caserta, e lavora a Napoli. Nel 2001 ha ideato e fondato il Laboratorio di scrittura comica e umoristica <<Achille Campanile>>, dal 2005 è responsabile della sezione Scrittura Comica del Premio Troisi. Benvenuti in casa Esposito non è un libro sulla camorra, ma dentro la camorra. Ne esplora la sua quotidianità. Ne offre una visione dal basso, non dall’alto.? Certo, è un romanzo, e come tale va considerato. In alcune parti potrà sembrare eccessivo. Credetemi, non è così. Io non ho fatto altro che registrare e illustrare, mediante il formidabile strumento dell’ironia, fatti e personaggi che a Napoli si verificano e si incontrano tutti i giorni. Chiamatelo realismo comico, se volete. Più che in qualsiasi altro posto del mondo, a Napoli la realtà supera ogni fantasia.
Il libro si apre con la cena per la serata di San Silvestro, tutta la famiglia Esposito è riunita a casa dei coniugi Patrizia e Tonino: figli, nonni, suoceri, l’immancabile Olga, domestica e cuoca, insomma il membro acquisito della famiglia e animali domestici annessi e connessi, Sansone l’iguana e Gigetto il coniglio.L’abbuffata ha inizio, dall’antipasto a base di mozzarelline di bufala, paste cresciute, pizzelle di ciurilli, freselle con pomodorini, panzarotti e palle di riso, al primo leggero degli spaghetti alle vongole. Si arriva dunque al secondo che lascia dietro di sé profumo di mare: capitone fritto (un metro e mezzo per due chili), baccalà, polipo all’insalata, spigola al vapore. Gli Esposito non si risparmiano nemmeno con l’insalata di rinforzo, composta da cavolfiori, papacelle, sottaceti, acciughe, broccoli e olive di Gaeta e si rilassano finalmente con mustacciuoli e roccocò, struffoli e susamielli, paste reali, paste di mandorla, torroncini, cassatine, solo dopo aver sgranocchiato castagne e datteri, prugne e fichi, arachidi e noci, e poi mandorle, pistacchi, pinoli, semi di zucca, meloni, ananas, kiwi. Un tripudio. Questo è solo l’inizio della saga degli Esposito.
Il libro.Il rione Sanità, dove è nato il principe della risata Totò, è uno dei più affascinanti e misteriosi di Napoli. Qui vive, con la sua famiglia allargata, Tonino Esposito, orfano di un boss della camorra. Tonino riceve dal clan un sussidio mensile e potrebbe vivere di rendita. Invece si intestardisce a voler imitare le gesta paterne, senza riuscirvi.Perché è goffo, sfigato, arruffone, incapace di difendersi: un antieroe tragicomico e decadente, che tra incubi e visioni, ingenuità e imbranataggini, ne combina di tutti i colori.Uno spaccato divertente e allo stesso tempo crudele della Napoli contemporanea, città dalle mille contraddizioni e dalle tante difficoltà, capace però di non perdere mai la speranza per un futuro migliore.

Oltre il respiro
di Rosaria Troisi e Lilly Ippoliti
Iacobelli editore

sabato 26 maggio 2012 ore 18:00
Sala Convegni Palazzo Ducale "Sanchez De Luna d'Aragona"

Un grande amore finora mai rivelato, il coraggio nello sfidare la malattia, la tenacia nell’inseguire un sogno, la malinconia e la capacità di sorridere per tenere a bada la morte. È l’esperienza umana di Massimo Troisi a venir fuori nel ritratto dell’attore fatto dalla sorella Rosaria nel libro “Oltre il respiro” (euro 25), che esce in cofanetto con dieci incisioni di Rancho ed edito dalla Jacobelli. «Amava molto essere coccolato e nutriva una profonda ammirazione per le donne e il loro modo di sapersi prendere cura degli altri. La perdita di nostra madre gli tolse la serenità e il rischio di poter soffrire un nuovo distacco provocò in lui la paura di relazioni durature», racconta Rosaria Troisi. A trent’anni dall’uscita di “Ricomincio da tre” e a diciassette anni dalla morte di Massimo Troisi, avvenuta il 4 giugno del 1994, la sorella apre lo scrigno dei ricordi raccolti da Lilly Ippoliti, che da anni si occupa di progetti educativi per ragazzi a rischio ed è autrice di un racconto metaforico che viaggia insieme a quello di Rosaria Troisi. Scritto dopo la morte dell’attore, “Dialoghi in controluce” della Ippoliti trasfigura infatti la vicenda artistica di Troisi in un percorso simbolico in cui l’attore è l’incarnazione del Piccolo Principe. Nel libro anche foto inedite dell’archivio di famiglia, un’appendice di Francesco Costa sul cinema di Troisi, estratti di intervi ste e dichiarazioni dell’attore e le dieci tavole di Rancho che prendono spunto dalle foto di scena dei suoi film. «Quando Massimo Troisi è morto ho scritto questo racconto come una specie di sfogo personale e poi lo ho fatto arrivare a Rosaria come gesto d’affetto e così ci siamo incontrate», racconta la Ippoliti che con la sorella di Troisi ha scritto anche “Lasciateci le ali” (“Datanews”) sulla guerra in Kosovo. «Non ho mai incontrato Troisi - continua la Ippoliti - e la cosa che ha più stupito Rosaria è che da quello che ho scritto è come se io e Massimo fossimo stati sempre amici. Dal suo primo film, mi ha sempre colpito la sua grandissima malinconia. Teneva a bada la morte perchè sapeva di avere poco tempo e sapeva far ridere nelle situazioni più drammatiche. “Il Postino” è stata la realizzazione di sè come poeta. Finito il film è morto come il Piccolo Principe che si fa ammazzare dal serpente perchè la sua missione è finita». «Il cinema - spiega la Ippoliti - è un mezzo che lui usava per far sentire la sua voce delicata, per raccontare e denunciare il disagio e lo faceva con leggerezza. Tutti ricorderanno il suo discorso per la Coppa Volpi a Venezia in cui disse che era stato benissimo, in un albergo bellissimo per poi chiedere “ma i poveri dove sono?”. Massimo andava dritto allo scopo e non scendeva a compromessi». «Vorrei indignarmi di più e saper comunicare questa indignazione, questo disagio, senza per ciò diventare una delle voci indistinte del coro», aveva detto Troisi in uno degli spezzoni di interviste riportate nel libro.E ancora: «Vorrei con il cinema poter smuovere almeno una coscienza». Nel raccontare suo fratello, Rosaria Troisi ripercorre la storia di un timido ragazzo di San Giorgio a Cremano, dove Massimo era nato il 19 febbraio 1953, il rapporto fondamentale con la madre, morta quando era ragazzo, e quello con il nonno Pasquale che «si attardava a tavola raccontandoci gli incredibili aneddoti della sua vita. Ci incantava tutti, con quei suoi gesti da attore consumato, con le pause studiate mentre sbucciava la frutta. Era come stare a tavola con Eduardo. Massimo era piccolo e lo osservava in silenzio, rubando con gli occhi l’arte di quella genuina seduzione». Dai primi passi in palcoscenico alla Smorfia fino a “Il Postino”, il suo ultimo film, viene proprio fuori la tenacia di inseguire un sogno.

La lunga notte dei mille
di Paolo Brogi
Aliberti editore

domenica 3 giugno 2012 ore 10:30
Sala Convegni Palazzo Ducale "Sanchez De Luna d'Aragona"

Se ne andarono in ogni direzione, a costruir colonie e ad attaccarle, a chiedere la guerra ma anche la pace, chi verso un ministero e chi scegliendo l’Aventino, alcuni di destra, altri di sinistra, in un’Italia che stava loro stretta e che spesso abbandonarono per altre frontiere.
La lunga notte dei Mille è stato selezionato per il Premio delle Biblioteche di Roma
Il libro
Fecero l’Italia. E poi, indigesti e spesso incompresi, continuarono a combinarne di tutti i colori. Chi finì in Patagonia e chi a Sumatra. Un gruppo di lombardi deportato in Siberia, altri sbaragliati in Africa, in molti gli emigrati all’estero. Un direttore di giornale assassinato dagli anarchici, parecchi chiusi in manicomio, chi si suicidò in un fiume e chi con una rivoltellata, un ungherese ingegnere tentò invano di realizzare grandissimi canali, un tiratore scelto bergamasco si ridusse a cacciar gatti e un suo compaesano risalì l’Italia con un teatrino di marionette. Vita, morte e miracoli dei Mille, la generazione che non fece solo l’Italia. A 150 anni dalla Spedizione del 1860 ricostruita per la prima volta la grande diaspora dei garibaldini, la migliore gioventù di allora. Ricostruite le vicende di un esercito di idealisti e bastian contrari, dibattuto tra colonialisti e di anticolonialisti, interventisti e pacifisti, ministerialisti e aventiniani. In un affresco dell’Italia unitaria, in cui molti volontari stentarono poi a ritrovarsi.

La buona terra
Storie dalle terre di don Peppe Diana

di Gianni Solino
edizioni La Meridiana

domenica 23 settembre 2012 ore 10:30
Sala Convegni Palazzo Ducale "Sanchez De Luna d'Aragona"

Toccava ora passare dalle parole ai fatti. Dimostrare che “la costruzione di comunità alternative alla camorra” non era solo uno slogan come tanti, ma la voglia e la capacità del popolo di don Peppe di riscattare quelle terre. Operare un vero e proprio ribaltamento semantico: da terre di camorra a Terre di don Peppe Diana. In quella sfida avremmo dato tutto noi stessi. Un libro testimonianza, ma anche un piccolo resoconto della vitalità sempre meno nascosta dei territori oggi noti come “Le terre di don Peppe Diana”: La Buona Terra. Storie delle terre di don Peppe Diana di Gianni Solino edito dalla meridiana nella collana passaggi (pp. 136, Euro 14,00) è una riflessione in chiave narrativa su alcune storie di vita realmente occorse sui territori casertani dopo l’uccisione del sacerdote anticamorra. Le terre di don Peppe Diana, infatti, sono l’espressione concreta di situazioni e luoghi in cui il volontariato organizzato e le scelte quotidiane dei singoli possono offrire opportunità di lavoro diverse da quelle proposte dalla criminalità. Creando una economia altra si toglie di fatto manodopera a chi ha gestito il potere economico fino a quel momento. Lottando per la creazione di un nuovo sistema culturale, sociale e politico, sono nati i presupposti per poter dare inizio a un sistema sociale positivo. L’associazione di volontariato Jerry Masslo, la Nuova Cucina Organizzata, la cooperativa Al di là dei sogni, la Comunità di Capodarco non sono soltanto alcuni tra i tanti nomi citati a giusto merito nel testo di Gianni Solino, ma sono la sintesi di volti, vicende umane e scelte di vita che hanno saputo sfidare legalmente la camorra usando le risorse offerte dal territorio stesso, rispondendo ad emergenze umane e sanitarie – tra le tante l’arrivo di immigrati irregolari e la piaga della prostituzione – e soprattutto passando ad un uso sociale dei terreni e delle ville confiscate alla camorra. Perché, come ha efficacemente affermato il Comitato don Peppe Diana, «l’uso sociale dei beni confiscati è il principale indicatore di come una comunità si sia riscattata dal dominio del clan». La Buona Terra si riallaccia in maniera speculare al primo libro di Gianni Solino, Ragazzi della terra di nessuno (edizioni la meridiana, 2008): se nel primo la narrazione raccontava di storie di ragazzi inghiottiti senza ritorno dal sistema camorristico, in questo si lascia spazio a chi ha lanciato e continua a lanciare quotidianamente la sfida della legalità economica. Le prime erano terre che conducevano a un finale di solitudine, violenze e morte; le seconde, invece, sono storie iniziate ma non concluse e poggiate sulla solida base di un gruppo in continua crescita. Cominciare a raccontare queste vicende è il modo per dare loro vita, e dare vita soprattutto a quei territori.

Pace fatta... Forse!
Quando la Testa e l'Anima capiscono d'amarsi

di Monica Balsamo
Edizioni Albatros

Domenica 11 novembre 2012 ore 10:30
Pinacoteca Comunale "Massimo Stanzione"

Questa storia nasce dalla confusione più assoluta. Come spesso accade è da lì che parte tutto... quando non ne puoi davvero proprio più! Adesso è arrivato il momento di dire basta. Ho deciso che la Testa e l'Anima, con tutto ciò che rappresentano, finiscano di litigare e di farmi andare al manicomio. Ho deciso che facciano pace. Non so ancora, però, se loro sono d'accordo. Quando ci capita di dover compiere una scelta, anche una banalissima, come mettere la blusa rossa o quella verde, magari spesso ci capita di incartarci; manco dovessimo decidere da soli le sorti dell'umanità. Figuriamoci quello che può succedere con le scelte davvero complicate, ci inoltriamo in quei labirinti che possono portarci alla follia. Ecco che si presenta puntuale, come un mal di pancia prima di uscire. Tu sei lì sulla porta e quello, lì, che chiede la precedenza: la confusione, il disorientamento, la paura... e tutto quello che sicuramente conoscete alla perfezione.
(L'Autrice) Monica Balsamo è nata a Napoli il 29 luglio del 1971 e vive ad Afragola (NA). Laureata in Giurisprudenza, opera nel settore bancario come libero professionista.

Fosse 'a Madonna!
Storie, grazie, apparizioni della mamma di Gesù

di Luciano De Crescenzo
Edizioni Mondadori

Domenica 8 dicembre 2012 ore 10:30
Sala Convegni Palazzo Ducale "Sanchez de Luna d'Aragona"

"A Napoli, chissà perché, la Madonna è più amata di Gesù e forse anche dello stesso san Gennaro. Dalle mie parti dire: Tosse 'a Madonna!' è come esclamare: 'Lo volesse il cielo!', significa rivolgersi al personaggio più importante del paradiso e non c'è napoletano che non abbia pronunciato questa frase almeno un centinaio di volte nel corso della vita. Sono convinto che Lei, la Madonna, dall'alto dei cieli, la capisca benissimo e che si dia sempre un gran da fare ogni volta che qualcuno di noi la invoca. Tosse 'a Madonna!' è infatti nel medesimo tempo una dichiarazione di fede e una richiesta di aiuto." A Napoli, e forse anche nel resto d'Italia, la Madonna è qualcosa di più di una figura religiosa: entra nel linguaggio e nella cultura di tutti i giorni, viene invocata per ogni situazione sacra o profana ('A Madonna v'accumpagna, Lassa fa' a' Madonna), le si rivolgono speranza e gratitudine. Dopo "Tutti santi me compreso", Luciano De Crescenzo racconta alla sua maniera la madre di Gesù, fra ricostruzione storica e risvolti folcloristici. Le differenze fra la Maria dei Vangeli canonici e quella dei Vangeli apocrifi. I ricordi personali, dalla Madonna di Pompei a quella del Carmine. Le Madonne che appaiono (Fatima, Lourdes) e quelle che piangono. La Madonna nera e quella incinta, quella dei madonnari e quella della 'ndrangheta... Questo libro è un omaggio ironico e affettuoso da parte di un grande autore che si definisce 'non credente ma sperante'."

     

HOME PAGE | PRO LOCO | NOTE STORICHE DI SANT'ARPINO | SAGRA DEL CASATIELLO | CARNEVALE ATELLANO | ATELLA JAZZ | LA TRADIZIONE DELLA CANAPA | FESTA DEL SORRISO "AMEDEO D'ANNA" | PINACOTECA | RASSEGNA LETTERARIA | CULTURA | IL TENENTE MACRI' | RASSEGNA STAMPA | Link Utili | News | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu