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La Coltivazione della Canapa

LA TRADIZIONE DELLA CANAPA

La coltivazione della canapa

La coltivazione della canapa: un mestiere scomparso. A Sant’Arpino, così come in tutti i paesi vicini, la coltivazione della canapa è stata per secoli la principale se non unica fonte di reddito. In terra di lavoro la coltivazione della canapa ha origini antichissime, come si riscontra già da alcuni documenti medioevali.Un forte incremento si ebbe a partire dal XIX secolo con la costruzione dei regi lagni, che favorivano la macerazione della canapa. Negli anni venti la provincia di Caserta divenne la seconda provincia italiana per la produzione di canapa. Essa era fonte di lavoro non solo per gli agricoltori ma anche per tutti quegli operai impiegati nell’industri manufatturiera tessile che dalla canapa traevano la materia prima per la successiva fase di lavorazione. La crisi della canapa si ebbe con la scoperta delle fibre tessili di sintesi chimica come ad esempio il nylon che, dopo la guerra, invasero il mondo. La canapa oltre che un fenomeno economico per le nostre zone fu anche un fenomeno social e culturale.La coltivazione della canapa: le fasi lavorative.La preparazione del terreno iniziava a Marzo, generalmente intorno al 19 Marzo, S. Giuseppe, il terreno era pronto per la semina. La semenza contenuta in un “mantesino” veniva gettata nei solchi senza che il contadino perdesse il passo. Il tempo atmosferico influenzava molto la buona crescita delle piante. Siccità o piogge forti potevano danneggiare seriamente il prodotto. Durante la crescita le piante venivano irrigate lungo i solchi e pulite dalle erbacce parassite. La fase della raccolta iniziava generalmente intorno al 16 Luglio, festa della Madonna del Carmine, la raccolta era sostanzialmente manuale, effettuata da due contadini: mentre il primo prendeva una bracciata di canapa, il secondo la estirpava dal terreno. Una volta raccolta veniva lasciata ad essiccare per alcuni giorni, poi veniva rigirata e battuta per liberarla dalle foglie e quindi fatta essiccare per un’altra settimana. Prima di portarla al macero nei regi lagni, la canapa veniva legata in fasci a cui venivano tagliate le radici. Ai primi di agosto, i fasci di canapa disposti a più strati e ricoperti di grosse pietre che ne facilitavano la sommersione venivano lasciati a macerare per alcuni giorni in acqua, fino a quando la fibra non si separava dal fusto. A macerazione avvenuta venivano tolti dalle vasche e disposti a capanniello sul terreno per l’essiccazione. Gli strumenti usati per la prima lavorazione del prodotto grezzo erano: la “macennola” usata per separare la fibra dal fusto, la “spatola” con la quale si eliminavano <<‘e ccannatole>>, ed infine il pettine o le mani con cui <<se faceva a capa>> alla matassa. Dalle tre di notte fino alle sette di sera si maciullava con grande fatica. E se la maciulliatura non riusciva a separare bene la fibra da <<‘e ccannatole>> la spatuliatura successiva era più faticosa. Successivamente il prodotto veniva inviato all’industria tessile. Per molti anni questo lavoro ha interessato intere famiglie di Sant’Arpino, che in esso trovavano la loro sussistenza.

Dell’Archivio della Pro Loco.


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