PROLOCO SANT'ARPINO

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La Tradizione

SAGRA DEL CASATIELLO

La Sagra


Ideata dalla Pro Loco, si svolge annualmente verso l’ultima decade di aprile, in piazza Umberto I.
La manifestazione, oltre ad essere un suggestivo appuntamento di folklore e di gastronomia, costituisce l’occasione per rinverdire un’antichissima usanza locale secondo cui gli Atellani, per festeggiare l’avvento della primavera e della Pasqua, si riunivano a mò di scampagnata nello spazio antistante il complesso monasteriale di San Francesco di Paola e, in tempi più recenti, nell’area attigua il romitorio di San Canione.

Qui tra popolari musiche e coinvolgenti balli, consumavano il Casatiello, rozzo rustico e prelibata pietanza della cucina contadina, oggi sintesi di valori e costumanze.
Negli anni scorsi è stato realizzato il “ CASATIELLO DA GUINNESS DEI PRIMATI”, dal peso di circa quattro quintali e contenente circa quattrocento uova. Nell’ambito della Sagra, si svolge un simpatico “concorso” tra le massaie del paese, sponsorizzato da rinomati pastifici italiani, per la preparazione del “MIGLIOR CASATIELLO DELL’ANNO”.
Il Casatiello, pietanza antica e ricca di ingredienti, era il fulcro ed il collante che allietava le festanti comitive giunte numerose a Sant’Arpino, in particolare dai paesi limitrofi (soprattutto S.Antimo), che, tra coinvolgenti musiche e dolci melodie popolari, ne gustavano il sapore sdraiati sui fioriti campi primaverili. Un tessuto connettivo che ancora resiste nella (carica) memoria delle generazioni più anziane; sanno da dove vengono, tutti ed ognuno si riconosce nel passato comune e per quel tipo di passato. I giovani, invece, non sanno: possono farsi raccontare per riflettere e ricostruire abitudini e consuetudini che sono diventate anche loro senza, però, averne mai avuto la coscienza dell’origine. Ed è proprio per facilitare tale comprensione che nel 1993 la Pro loco, realizzò il filmato “A’ Fest ‘e Santu Calione”, interamente girato a Sant’Arpino.
Basandosi, infatti, sulla documentazione di quella esperienza e sulle testimonianze o , più semplicemente, sui ricordi delle persone anziane interrogate, poi, casa per casa, è stato realizzato un documento visivo che integra quelli scritti, “affinchè nelle generazioni future resti il filo della memoria ed il significato storico delle tradizioni”. Nel “rozzo e contadino” Casatiello, dunque, si riflette il valore di quella vita, che, nella comune miseria, aveva la solidarietà, l’aiutarsi l’un con l’altro, l’istinto comune della sopravvivenza; questo è più di ogni altro è ciò che rimpiangono i “vecchi”: “si stava male, ma ci volevamo tutti bene !”. Il Casatiello, per Sant’Arpino assurge a traccia nodale di un’antichissima tradizione popolare, ma anche a patrimonio culturale e storico di quella gente.
Attraverso il Casatiello gli anziani intervistati, hanno fatto riferimento a date, ad eventi storici, a precise condizioni di vita, la loro narrazione si è liberata in fretta dei vincoli storici ed ognuno ci ha messo “del suo”, i propri punti di vista, le proprie sfumature, il proprio linguaggio. Una sequenza di spaccati di vita, in cui è facile intravedere sia le cadenzata giornate di un bracciante intervallate dalla sacralità di ataviche consuetudini, che la stretta connessione fra luoghi di vita e lavoro ed il cibo. Il recupero del passato, orribilmente deturpato da un cieco progredire, passa dunque anche attraverso un piatto semplice e genuino, ma ricco di sapore, colore e fantasia. Un capolavoro assoluto ed inimitabile, confezionato da mani amorevoli di mamme e nonnine, larvali e inafferrabili, inserito nell’autentico ricettario della gastronomia popolare.
Anche se la vita sociale ed economica a Sant’Arpino è progressivamente cambiata, le tradizioni, nella fattispecie quella della festa e Santu Calione, sono rimaste comunque un profondo legame culturale per quanti ne hanno fatto una Civiltà, attraverso cui vengono individuate le matrici che ne hanno originato i mutamenti. Non solo. Dalla narrazione della “storia del costume” del Casatiello, utile a far capire cosa c’è dietro al gesto che si compie annualmente, di cui non sempre sappiamo cogliere il messaggio e la fecondità delle parole, traspare una finalità più impegnativa ed ambiziosa.
In altre parole, facendo di necessità virtù, questa passione indomita per una pietanza tanto semplice, potrà essere per i santarpinesi un’occasione piacevole di vantaggi ed indotti economici. “Casatiello Doc: il potenziale economico di un’antica tradizione economica”, recitava a tal proposito il tema del convegno, tenutosi lo scorso anno nello splendido Palazzo Ducale “Sanchez de Luna”, promosso dalla Pro Loco con la collaborazione dell’Accademia Italiana della Cucina (delegazione di Caserta) ed il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Sant’Arpino. Gli autorevoli relatori, tra cui la scrittrice ed esperta di arti culinarie Leyla Mancusi Sorrentino ed il presidente provinciale dell’Accademia Wladimirio Abbate, con i loro appassionati e meticolosi interventi hanno confermato la vocazione volta a favorire la riscoperta di una specialità di cucina, mediante un percorso dall’obiettivo dichiarato: far diventare produttive e dunque economicamente valide le risorse più tipiche della storia e della cultura eno-gastronomica di Sant’Arpino.
Il Casatiello, in definitiva, incarna un vero prodotto “doc”, un suggestivo “centro” di cultura viva, che unisce tradizione e progresso, qualità alimentare e valore gastronomico, tale da porsi quale autentica scommessa per il futuro e intanto…...la festa continua!


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